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ERNIA: QUANDO È DAVVERO IL MOMENTO DI OPERARE?

Quando una persona scopre di avere un’ernia, la domanda che più frequentemente mi viene rivolta è: “Dottore, devo operarmi?”

La risposta è spesso sì. Ma a volte anche no.

Un’ernia può essere completamente asintomatica, provocare un fastidio occasionale oppure diventare progressivamente più grande e sintomatica. Per questo motivo, decidere se e quando operare richiede una valutazione che tenga conto non soltanto dei sintomi presenti in quel momento, ma anche delle caratteristiche dell’ernia e della sua possibile evoluzione.

Il punto, quindi, non è semplicemente stabilire se un’ernia debba essere operata.

Il punto è capire quando sia il momento giusto per affrontarla.

SE NON FA MALE, POSSO ASPETTARE?

È una domanda assolutamente comprensibile.

Molti pazienti, quando scoprono di avere un’ernia che non provoca dolore, decidono semplicemente di non occuparsene.

“Non mi dà fastidio, quindi per il momento non faccio nulla.”

In alcuni casi può essere una scelta ragionevole.

Ma assenza di sintomi non significa assenza di evoluzione.

Un’ernia può rimanere stabile per molto tempo, ma può anche progressivamente aumentare di dimensioni. Con il passare degli anni può diventare più evidente, più difficile da ridurre e iniziare a provocare dolore o limitazioni nella vita quotidiana.

Per questo motivo, anche quando non è necessario operare immediatamente, può essere utile far valutare l’ernia quando è ancora di piccole dimensioni e facilmente gestibile.

Una visita chirurgica, infatti, non significa necessariamente essere operati.

Significa prima di tutto capire quale sia la propria situazione.

IL RISCHIO DI ASPETTARE TROPPO

Esiste anche il problema opposto.

Capita che una persona scopra di avere un’ernia e, proprio perché non ha dolore, non si rivolga mai a uno specialista.

L’ernia lentamente aumenta di volume e il paziente arriva alla visita, dopo mesi o addirittura anni dal primo riscontro e sempre solamente quando comincia a diventare fastidiosa, ingombrante o limitante. A quel punto la situazione può essere molto diversa da quella iniziale.

Un’ernia molto voluminosa può comportare una maggiore complessità nella sua riparazione. Il difetto della parete può essere diventato più ampio e la ricostruzione può richiedere una pianificazione più attenta.

Inoltre, una riparazione più complessa può avere caratteristiche e rischi differenti rispetto alla correzione di un difetto di dimensioni più contenute. questo non significa che una grande ernia non possa essere trattata. Significa che, quando possibile, non è sempre vantaggioso aspettare che un’ernia diventi molto grande prima di affrontarla. Oltretutto senza mai dimenticare che esiste sempre il rischio della recidiva e che questo rischio aumenta con l’aumentare delle dimensioni della porta erniaria.

MA ALLORA BISOGNA OPERARE TUTTE LE ERNIE APPENA VENGONO DIAGNOSTICATE?

No. Non tutte le ernie devono essere operate immediatamente.

In un paziente senza sintomi o con disturbi non sicuramente attribuibili all’ernia, dopo una corretta valutazione clinica, può essere assolutamente ragionevole decidere di osservare l’evoluzione clinica. Tale decisione tiene conto di diversi elementi:

  • le dimensioni dell’ernia;
  • la sede;
  • la possibilità di ridurla;
  • la presenza e l’intensità dei sintomi;
  • l’eventuale aumento progressivo delle dimensioni;
  • l’età e le condizioni generali del paziente;
  • le eventuali malattie di cui il paziente è affetto;
  • l’attività lavorativa e sportiva;
  • eventuali precedenti interventi;
  • le aspettative e le esigenze della persona.

La stessa diagnosi può portare a decisioni diverse in persone diverse.

C'È POI UN PROBLEMA MOLTO CONCRETO: I TEMPI DI ATTESA

Nella decisione sul momento dell’intervento non possiamo ignorare un elemento fondamentale: il tempo necessario per arrivare all’intervento.

Se i tempi di attesa per una chirurgia programmata sono molto lunghi, decidere di “aspettare e vedere come evolve” può avere conseguenze completamente diverse rispetto a un sistema nel quale l’intervento può essere programmato in tempi brevi.

Immaginiamo una persona con un’ernia poco sintomatica. Oggi non c’è un’indicazione pressante all’intervento. Ma se il tempo medio di attesa è di diversi anni, nel frattempo l’ernia potrebbe aumentare di dimensioni o diventare sempre più sintomatica.

A quel punto il paziente potrebbe trovarsi nella situazione paradossale di avere finalmente una precisa indicazione chirurgica, ma di dover comunque affrontare un lungo periodo di attesa.

In alcuni pazienti può essere corretto osservare l’ernia, ma tuttavia utile inserire in lista d’attesa perché è più prudente programmare l’intervento con un certo anticipo, proprio tenendo conto dei tempi necessari per arrivare alla chirurgia.

IL MOMENTO MIGLIORE PER UNA VISITA NON È QUANDO L'ERNIA FA PIÙ MALE

Un errore frequente è pensare che sia necessario rivolgersi al chirurgo soltanto quando compare dolore.

Spesso l’ernia è sintomatica mentre si allarga la sua porta (riferito come un bruciore), per poi tornare ad essere completamente asintomatica e quindi essere quasi dimenticata dal paziente.

In realtà, una valutazione precoce può essere utile proprio perché consente di decidere senza urgenza, evitando così di scontrarsi con le difficoltà tecniche, logistiche o cliniche.

Quando l’ernia è ancora piccola e poco sintomatica, il paziente e il chirurgo possono discutere con calma le possibili strategie:

  • Si può decidere di controllarla.
  • Si può programmare un intervento con una più ampia scelta delle tecniche proponibili.
  • Oppure si può stabilire che sia preferibile intervenire in tempi relativamente brevi.

L’importante è che la decisione sia presa prima che la situazione diventi necessariamente più complessa.

ANCHE IL PAZIENTE DEVE ESSERE PARTE DELLA DECISIONE

La scelta del momento dell’intervento non dovrebbe essere una decisione imposta dall’alto.

Il paziente deve sapere quali sono le caratteristiche della propria ernia, quali sono le possibilità di evoluzione e quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’attesa.

Deve inoltre sapere quali cambiamenti devono portarlo a una nuova valutazione.

Il ruolo del chirurgo non è quindi semplicemente quello di dire: “Questa ernia va operata.”

È piuttosto quello di spiegare: “Questa è la situazione oggi. Queste sono le possibilità. Questo è ciò che potrebbe accadere nel tempo. E questa, alla luce di tutto questo, è la strategia che ritengo più appropriata.”

QUANDO IL CHIRURGO DECIDE DI ASPETTARE

Saper operare è certamente fondamentale. Ma altrettanto importante è saper decidere quando non operare.

Aspettare può essere la scelta giusta. Ma aspettare non dovrebbe significare dimenticare il problema.

Un’ernia può essere osservata perché, in quel momento, il rapporto tra benefici e rischi dell’intervento non giustifica una chirurgia immediata.

Ma quella decisione deve essere rivalutata nel tempo e soprattutto, deve tenere conto anche dei tempi necessari per arrivare concretamente all’intervento qualora la situazione dovesse cambiare.

CONOSCENZA, STRATEGIA, SOLUZIONE

Un’ernia asintomatica non è necessariamente un’ernia da operare.

Ma non è nemmeno necessariamente un’ernia da ignorare.

Il momento migliore per farla valutare è quando è ancora possibile scegliere con calma come affrontarla.

Una questione di strategia:

  • A volte la scelta migliore sarà aspettare.
  • A volte sarà programmare l’intervento.
  • A volte sarà intervenire prima che l’ernia diventi più grande e la sua riparazione più complessa.

Anche questo atteggiamento rientra nella definizione della “tailored surgery” una chirurgia personalizzata: valutare il paziente, valutare l’ernia e individuare il momento più appropriato per intervenire.

Perché il MOMENTO GIUSTO per operare un'ernia è:
QUANDO procedere all'intervento in tempi brevi elimina i rischi di un’attesa prolungata,
QUANDO è ancora possibile affrontare il problema nelle condizioni migliori possibili, e
QUANDO i benefici superano i rischi stessi dell’intervento chirurgico.

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