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DIASTASI ADDOMINALE:
COS’È, SINTOMI, CURE, INTERVENTO CHIRURGICO

Oggi voglio parlarvi di un problema addominale molto diffuso e che affligge sia l’universo maschile che quello femminile.

La diastasi dei muscoli retti è un’affezione molto comune: si pensi che il 30% delle donne che ha partorito ne è affetta; ma percentuali significative si ritrovano anche tra gli obesi, tra coloro che sono nati prematuramente o tra chi già è portatore di un’ernia addominale.

Presenza di diastasi dei retti dell'addome.

CHE COSA È LA DIASTASI DEI RETTI

Per capire la diastasi è necessario comprendere, anche in modo molto semplice, come agiscono le forze generate dai muscoli dell’addome, quindi dal muscolo retto, obliquo esterno, obliquo interno e trasverso e le fasce che contengono tali muscoli.

Lo stiramento della linea Alba ha come conseguenza l’allontanamento dei muscoli retti, e quindi la creazione di un’area priva di muscoli e anelastica: questa è la diastasi dei retti.

La linea alba è soggetta alla trazione generata dai muscoli obliqui e trasverso dell'addome, oltre alle pressioni intraddominali.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE?

Tre sono le principali alterazioni che derivano dalla diastasi dei retti:

  1. funzionali
  2. estetiche
  3. anatomiche

Funzionali: i muscoli retti riescono a lavorare in modo corretto quando le fibre che li compongono agiscono lungo un asse rettilineo; nella diastasi i muscoli retti acquisiscono una forma ad arco, e tale disposizione riduce notevolmente la capacità funzionale dei muscoli stessi. Questa condizione, non fisiologica, determina un alterato funzionamento dei muscoli antagonisti lombari favorendo una postura e una deambulazione errata e quindi un mal di schiena indisponente con spesso associata comparsa di algie alle anche e alle ginocchia. Molto comuni anche i sintomi che colpiscono l’apparato intestinale: gonfiore addominale, soprattutto post-prandiale, dolore addominale e difficoltà digestive.

Estetiche: la linea alba (costituita da sostanza amorfa, anelastica, inerte) in presenza di diastasi diventa una superficie, e sebbene continui a svolgere il compito di contenere i visceri all’interno dell’addome, con l’assenza dei muscoli retti anch’essi allontanati lateralmente, non riesce a contrastare le pressioni intraddominali: quando aumenta la pressione (sotto sforzo), l’addome dove presente la diastasi, assume la forma di una gobba d’asino, mentre a riposo, spesso si intravede un solco tra i muscoli retti.

Anatomiche: la fascia alba stirata ed assottigliata, perde di resistenza e spesso in epigastrio o a livello ombelicale si rompe e si generano così delle ernie. Con tutte le problematiche che oramai conosciamo bene.

TUTTE LE DIASTASI SONO UGUALI?

Come per i difetti di parete, esiste una classificazione della diastasi che non solo definisce il grado di gravità ma definisce anche l’indicazione alla correzione del difetto stesso.

Quando la distanza tra i muscoli retti supera i 2.5 cm si può parlare di diastasi e la classificazione di gravità è la seguente:

  • diastasi di grado lieve: inferiore a 3 centimetri
  • diastasi di grado moderato: tra i 3 e i 5 centimetri
  • diastasi di grado severo: maggiore a 5 centimetri

La presenza di sintomi correlabili ad una diastasi di grado severo pone l’indicazione al trattamento chirurgico per la correzione funzionale. La correzione di una diastasi di grado inferiore è considerato un atto chirurgico estetico.

DIASTASI DEI RETTI ED ERNIA VENTRALE (ombelicale o epigastrica)

C’è un’eccezione alla correzione di una diastasi dei retti di I o II grado: quando concomita un’ernia lungo la linea mediana (ernia epigastrica o ernia ombelicale).

È oramai dimostrato che la sola correzione di un’ernia ventrale in presenza di diastasi dei retti (anche di basso grado), tralasciando quindi la correzione della diastasi stessa, aumenta di 5 volte il rischio di recidiva dell’ernia. Si può quindi affermare quanto sia fondamentale correggere sia l’ernia che la diastasi se non si vuole rischiare che si formi nuovamente l’ernia!

NON SOLO CHIRURGIA

Ritengo che il tentativo di trattare in modo conservativo la diastasi dei retti debba essere la prima strada da intraprendere: poter definire un percorso terapeutico appropriato per il recupero muscolare e meccanico-funzionale della parete addominale, oltre a favorire un recupero dell’aspetto estetico, permette di ridurre notevolmente tutte quelle condizioni patologiche sopradescritte e a volte poter soprassedere all’intervento chirurgico.

Se si giunge invece al letto operatorio, tutto il lavoro di fisioterapia e di esercizi fisici intrapresi per ottenere il ripristino delle funzionalità perse o compromesse e ottenendo benefici sia di tipo estetico, che psico-fisico, aiuteranno ad affrontare al meglio l’intervento chirurgico e il decorso post-operatorio.

IL TRATTAMENTO CHIRURGICO

Sebbene la diastasi dei retti sia una malattia benigna ed a lenta evoluzione è da considerare una condizione pressoché irreversibile.  Gli esercizi per irrobustire la muscolatura purtroppo non risolvono la diastasi; come già ho descritto la diastasi dei retti non è una malattia dei muscoli retto addominali ma della fascia che li avvolge: questa differenza è sostanziale perché, se l’obiettivo è la risoluzione della diastasi, tutti gli esercizi e la fisioterapia svolti non regaleranno al corpo il ripristino dello status quo, a causa del tessuto connettivale amorfo che, una volta reso lasso dalla malattia, non tornerà da solo alla sua forma originale.

Il ripristino della linea alba sarà quindi compito del chirurgo che con il suo lavoro dovrà riavvicinare i muscoli retti e rafforzare la fascia compromessa.

La disposizione delle fibre di collagene che costituiscono la linea alba.

CHIRURGIA MININVASIVA PER LA CORREZIONE DELLA DIASTASI DEI RETTI

Come chirurgo generale e nello specifico specializzato nel trattamento delle ernie per via laparoscopica, ritengo che abbia una enorme valenza poter proporre una correzione della diastasi utilizzando una tecnica mininvasiva: sicuramente l’impatto clinico ed estetico è assai ridotto rispetto ad una tecnica laparotomica.

Concludendo suggerisco i tre step fondamentali per ottenere una chirurgia di successo, che ovviamente applico in tutti i casi di diastasi che tratto: un’attenta valutazione pre-operatoria (indicazioni), un percorso riabilitativo adeguato (preparazione) e una tecnica chirurgica magistrale (chirurgo esperto)!

Se sei affetto da diastasi addominale posso aiutarti nel percorso verso la risoluzione del tuo problema.

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