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MESHED - PRESI NELLA RETE FINALMENTE UN CONGRESSO DI NUOVO IN PRESENZA

Gli scorsi 1 e 2 ottobre ho preso parte al “Meshed – Presi nella rete”, 2° Congresso Nazionale e Simposio Internazionale organizzato da ISHAWS presso l’Auditorium dell’acquario di Genova e tenutosi in forma ibrida.

Partecipare ad un congresso in presenza dopo 18 mesi è stato sinceramente emozionante; se poi consideriamo che i nomi degli specialisti dei difetti di parete erano i “big” sia italiani che europei, posso ritenermi davvero onorato.

TANTI GLI ARGOMENTI AFFRONTATI DURANTE LA DUE GIORNI

Come si può ben immaginare, i temi trattati sono stati molti e tutti decisamente interessanti. In particolare però ci si è concentrati su alcuni punti specifici che cercherò qui di sintetizzare:

  • la prevenzione chirurgica dei difetti di parete
  • l’approccio extraperitoneale alle ernie di confine
  • il futuro della riparazione mininvasiva delle ernie ventrali ed incisionali
  • le nuove frontiere della chirurgia robotica

LA PREVENZIONE DELLE ERNIE INCISIONALI

La prevenzione è un topic ai quali i chirurghi si stanno sempre più affezionando e che sta assumendo un’importanza non secondaria nella teoria e nella pratica chirurgica.

In particolare, con mio grande piacere perché ne avevo appena parlato nel mio ultimo post, ci si è concentrati sulla prevenzione delle ernie incisionali.

Il laparocele è frequente, il costo sanitario per la sua correzione è elevato, come lo sono i contraccolpi che il paziente subisce in termini di qualità della vita e in eventuali rischi di complicanze post-chirurgiche. Quest’ultime si aggravano seriamente se l’intervento di correzione si debba eseguire in una procedura d’urgenza.

Nella chiusura tradizionale la percentuale di guarigione della laparotomia avviene nel 63% dei casi; adottando le tecniche di prevenzione la guarigione della ferita arriva al 97% dei casi.

Per prevenire dunque l’insorgere di questa patologia, i chirurghi hanno due strade ben tracciate di fronte a sé:

  1. chiusura della laparotomia mediante la tecnica degli SMALL BITES (tecnica ben definita dagli innumerevoli lavori scientifici che la supportano)
  2. applicazione di una striscia di rete a rinforzo della sutura

Sebbene i risultati (statisticamente significativi) dichiarino che ci sia una reale riduzione di casi di ernie incisionali quando si utilizzi una rete di rinforzo della sutura della fascia, questa pratica non è ancora consolidata , nemmeno in quei casi che già presentano in partenza un elevato rischio di laparocele.

La chiusura dell’addome purtroppo è spesso interpretata come tempo “perso” non solamente dagli specialisti vascolari o urologi, ma purtroppo anche dagli stessi chirurghi generali, e quindi le novità (quali le tecniche di prevenzione) sono spesso misconosciute. O ancor peggio, l’evolversi delle tecniche viene spesso bloccato dalla molto diffusa ma poco scientifica pratica del “si è fatto sempre così”.

CHIRURGIA EXTRAPERITONEALE E MININVASIVA

Un altro argomento a me molto caro che si è affrontato durante il Congresso ISHAWS, è stato l’approccio al difetto di parete ventrale attraverso un piano extra-peritoneale. Approccio che personalmente domino attraverso tecniche quali l’open TAR o l’E-TEP laparoscopica, come potete leggere qui.

Di uguale importanza altre tecniche mininvasive hanno trovato largo consenso quali IPOM laparoscopica e soprattutto la chirurgia robotica.

IL ROBOT È SMART!

Certamente un importante capitolo del congresso riguardava proprio la chirurgia robotica per la correzione dei difetti di parete.

Il futuro della riparazione dell’ernia ventrale ed incisionale ha identificato nel robot il punto di reale contatto tra i chirurghi di stampo tradizionale “open” e i chirurghi laparoscopici. Tecnologia smart per chirurghi smart, con percorsi di apprendimento smart e degenze smart: questo è il robot!

Si è naturalmente discusso anche del “lato oscuro” della chirurgia robotica: il costo e la durata degli interventi. In realtà importanti studi hanno dimostrato che il costo economico reale nell’utilizzo del robot per patologie specifiche è quasi sovrapponibile a quello laparoscopico o tradizionale.

Personalmente ritengo che il vero lato oscuro della chirurgia robotica sia determinato da un lato da un insufficiente numero di robot, in particolare dedicati alla chirurgia di parete, e dall’altro dalla mancanza di chirurghi che padroneggino molteplici tecniche per poter offrire una chirurgia sempre più su misura.

Utilizzo del robot in chirurgia generale nel tempo. Confronto dei dati nel 2018 e nel 2019 in Italia; in evidenza la chirurgia di parete.

CHIRURGO “ROCK” O “LENTO”? L’EVOLUZIONE DELLE TECNICHE CHIRURGICHE

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Per fortuna, guardando molti dei chirurghi -dottori e dottoresse- presenti al congresso, ho potuto constatare quanto la predisposizione d’animo (scientifico) fosse sempre volta al cambiamento, al confronto e all’analisi critica del proprio operato e delle proprie idee. Basti guardare come si è evoluta la chirurgia da open, a laparoscopica, a robotica!

A questo si deve aggiungere che necessariamente un buon chirurgo deve essere anche dotato di una forte etica professionale: egli (o ella) non dovrà solamente essere capace di eseguire un elevato numero di tecniche chirurgiche (siano esse ‘open’, laparoscopiche o robotiche), ma dovrà avere quell’integrità professionale necessaria a definire quale sia la proposta curativa migliore (e magari anche l’umiltà di inviare a colleghi esperti o in centri d’eccellenza dedicati i casi più complessi).

Vi do appuntamento al prossimo post, in cui vi racconterò del mio intervento al Congresso ACOI di Milano il prossimo 20 ottobre. Non mancate!

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